Zervò, l’altopiano dei cavalli liberi nell’Aspromonte

Quattro cavalli pascolano liberi in una radura erbosa, circondati da alte faggete: è la prima immagine che restituisce l’altopiano di Zervò, a poco meno di mille metri di quota nel territorio di Santa Cristina d’Aspromonte, sul versante ionico dell’Aspromonte. Qui gli animali si muovono senza recinti tra un pianoro e l’altro, mentre un sentiero ad anello collega Piano Rocchella ad Aria di Vento, passando accanto al Crocifisso dello Zillastro, eretto in memoria della battaglia che vi si combatté nel settembre del 1943.

Più in basso, il paese di Santa Cristina d’Aspromonte si vede adagiato su un pendio tra gli uliveti: un borgo ricostruito dopo il terremoto del 1783, con i resti di un castello medievale sopra la fiumara Lago e il Corso Umberto I che è ancora oggi il cuore della vita quotidiana.

Le nostre case vacanza non sono su questo altopiano, ma sulla Costa Viola, a mezz’ora di strada di montagna: una base sul mare da cui salire a Zervò per una giornata tra boschi e cavalli.

L’altopiano di Zervò e i cavalli liberi

A poco meno di mille metri di quota, nel territorio di Santa Cristina d’Aspromonte, l’altopiano di Zervò si apre in radure erbose circondate da alte faggete. È qui che vivono, liberi al pascolo, i cavalli che rendono questo posto diverso da qualsiasi altra tappa dell’Aspromonte: gruppi di quattro o cinque animali che si spostano tra un pianoro e l’altro, senza recinti, abituati alla presenza discreta di chi cammina o passa a cavallo. A differenza di Gambarie d’Aspromonte, sul versante tirrenico del massiccio, Zervò guarda verso lo Ionio.

Il centro dell’altopiano ospita la struttura di Zervò, gestita dalla cooperativa sociale Il Segno: una foresteria, un’area per il campeggio e la sosta camper, una sala per gruppi e un maneggio da cui partono passeggiate a cavallo e lezioni di equitazione per chi non ha mai montato in sella. I pasti a base di prodotti locali, come il maiale nero di Calabria, si servono nello spazio comune chiamato Du Bati.

Faggete, torrenti e la fauna dell’alto Aspromonte

Le foreste di faggio di Zervò sono, insieme a quelle del Monte Scorda, tra le più interessanti dell’intero Parco Nazionale dell’Aspromonte. Più in basso, tra gli 800 e i 1700 metri, il bosco cambia volto e lascia spazio al pino laricio, la conifera che caratterizza l’immagine classica delle montagne calabresi. Muretti a secco, muschio, sorgenti e piccoli corsi d’acqua accompagnano il cammino tra un pianoro e l’altro.

Nella parte centro-orientale del massiccio vive il lupo appenninico (Canis lupus italicus): un incontro raro, ma la sua presenza è documentata dai naturalisti del parco. Più facile imbattersi nelle tracce di volpe, tasso, martora, cinghiale e moscardino, gli abitanti discreti di questi boschi. Per chi vuole muoversi su percorsi brevi e poco impegnativi, i sentieri facili dell’Aspromonte offrono alternative comode anche a chi cammina con bambini.

Il Crocifisso dello Zillastro e l’anello Piano Rocchella - Aria di Vento

Il percorso che attraversa l’altopiano collega Piano Rocchella, a 1063 metri, ad Aria di Vento, a 1024 metri: un anello di circa dieci chilometri, con un dislivello complessivo di 250 metri, adatto anche a chi non ha grande allenamento. Il tracciato tocca Piano Stoccato, Serro Lungo, Piano Abbruschiato, la Roccia dei Due Mari e Selvarello, alternando radure pianeggianti a formazioni rocciose, con vedute che dal versante ionico dell’Aspromonte spaziano fino al mare e, nelle giornate limpide, verso Montalto e il Monte Scorda.

A Piano Rocchella si trova il Crocifisso dello Zillastro, eretto nel 1971 in memoria della battaglia che si combatté proprio qui all’alba dell’8 settembre 1943: circa 400 paracadutisti dell’VIII battaglione del 185° reggimento Nembo, appena rientrati dalla Sicilia, si scontrarono con circa 5000 soldati anglo-canadesi dei reggimenti Edmonton e Nova Scotia. Nel 1990 accanto alla croce fu posta una stele di marmo, e nel 1995 una targa dettata da uno dei superstiti, il capitano Paolo Lucifora.

Santa Cristina d’Aspromonte, il borgo tra ulivi e monti

Da lontano, Santa Cristina d’Aspromonte si vede adagiata su un pendio, circondata da distese di ulivi che salgono verso i monti retrostanti. Il nome del paese risale al culto di Santa Cristina, attestato in un documento greco del X secolo; solo nel 1864 un regio decreto aggiunse la specificazione «d’Aspromonte» per distinguerlo da altri centri omonimi.

Il paese che si vede oggi non è quello originario. Il terremoto del 1783, che devastò l’intera provincia di Reggio Calabria, fece crollare gran parte dell’abitato e provocò circa 800 vittime a Santa Cristina. Da allora il vecchio insediamento, sul colle sopra la fiumara Lago, è rimasto distinto come Santa Cristina Diruta, mentre il paese fu ricostruito poco più in basso come Santa Cristina Nuova. Oggi conta meno di 600 abitanti, contro i quasi 2900 del 1936.

I resti del castello sopra la fiumara Lago

Sulla collinetta che domina la fiumara Lago sorgeva uno dei castelli più antichi di Calabria, con funzioni difensive. Compare già nella vita di Sant’Elia il Giovane, che vi avrebbe soggiornato tra la fine del IX e l’inizio del X secolo, e fu conteso durante le guerre tra Angioini e Aragonesi. Nel 1495 passò alla famiglia Spinelli, che vi tenne il titolo di conti fino al 1806.

Il terremoto del 1783 fece crollare anche il maniero, insieme al resto del vecchio paese. Oggi resta in piedi un solo torrione, circondato da muri a secco e da ulivi coltivati: le reti stese a terra per la raccolta delle olive, appoggiate contro le pietre, raccontano una campagna ancora lavorata ogni autunno, esattamente come otto secoli fa.

Corso Umberto I e la vita del paese

Il Corso Umberto I è la via su cui si affaccia il municipio ed è ancora oggi il cuore della vita quotidiana di Santa Cristina d’Aspromonte: una torre con orologio segna il centro del paese, tra palazzi ottocenteschi che si allineano lungo la strada principale. Nei vicoli stretti che si diramano dal Corso si trovano le antiche chiese del centro storico.

È lungo questo asse che si concentrano bar, negozi e il passeggio delle ore serali, quando le famiglie escono a piedi e i bambini giocano tra le strisce pedonali del corso. Un paese piccolo, che vive ancora al ritmo delle stagioni agricole della campagna che lo circonda.

Come arrivare a Zervò

Da Reggio Calabria la distanza è di circa 60 chilometri, poco meno di un’ora d’auto. Il modo più diretto è uscire dall’autostrada A2 del Mediterraneo a Gioia Tauro, proseguire sulla SS111 fino allo svincolo per contrada Cirello di Rizziconi e imboccare la SS112bis fino alla frazione di Lubrichi, per poi continuare sulla SS112 fino al paese. Oppido Mamertina dista appena 4,5 chilometri, Cittanova poco meno di 15.

Da Santa Cristina d’Aspromonte la strada sale ancora verso l’altopiano di Zervò, tra tornanti immersi nel bosco. Chi non vuole guidare può prenotare un’escursione organizzata: quelle in partenza da Gioia Tauro iniziano alle 8:45 del mattino, con gruppi fino a 15 persone.

Dove dormire: le nostre case sulla Costa Viola

Le nostre case vacanza non sono a Zervò: si trovano sulla Costa Viola, tra Palmi, Scilla e Bagnara Calabra, sul mare Tirreno. Da Palmi a Santa Cristina d’Aspromonte ci sono circa 16 chilometri, poco più di mezz’ora d’auto lungo strade di montagna: abbastanza per fare base sulla costa e salire a Zervò per una giornata di camminate o di passeggiate a cavallo, tornando la sera a cenare con vista sullo Stretto.

Se organizzi il soggiorno su questa parte di Calabria, puoi appoggiarti a Palmi come punto di riferimento e scegliere tra le nostre soluzioni sulla Costa Viola: trovi gli alloggi disponibili nella pagina dedicata a Palmi.

Domande frequenti su Zervò e Santa Cristina d’Aspromonte

Quanto dista Zervò dal centro di Santa Cristina d’Aspromonte? L’altopiano si trova in salita rispetto al paese, all’interno dello stesso comune: la struttura di Zervò è raggiungibile in una decina di minuti d’auto dal centro abitato.

Quando andare a Zervò? La primavera e l’inizio dell’autunno offrono le temperature più adatte a camminare, con le faggete verdi o già colorate; in piena estate l’altitudine rende comunque l’aria più fresca che sulla costa.

Servono allenamento o esperienza per l’anello Piano Rocchella - Aria di Vento? No: il dislivello di 250 metri su dieci chilometri lo rende un percorso accessibile anche a chi non pratica trekking abitualmente, con calzature adatte.

Si può cavalcare anche senza aver mai montato a cavallo? Sì, il maneggio di Zervò organizza lezioni di equitazione oltre alle passeggiate per chi ha già esperienza.

Cosa vedere nel centro di Santa Cristina d’Aspromonte oltre al castello? Il Corso Umberto I con la torre civica e i palazzi ottocenteschi, e i vicoli del centro storico con le chiese antiche.

Conviene visitare anche gli altri comuni dell’Aspromonte nella stessa zona? Sì: Oppido Mamertina è a pochi chilometri e Delianuova è un’altra tappa utile per chi vuole prolungare il giro sul versante ionico e tirrenico del massiccio.