Montalto: la vetta più alta dell’Aspromonte

Il Montalto è la vetta più alta dell’Aspromonte, 1.955 metri sul livello del mare, punto più elevato di un massiccio che si alza a pochi chilometri dal mar Tirreno e dal mar Ionio. Sulla cima, visibile da diversi chilometri di distanza, si trova la statua in bronzo del Cristo Redentore, inaugurata nel 1901 e restaurata nel 2023.

Da Gambarie si arriva in auto fino a un parcheggio a 16,5 chilometri di distanza, poi si cammina per circa 2 chilometri fino alla vetta; chi preferisce l’intero percorso a piedi affronta 14 chilometri di sentiero attraverso la faggeta e il bosco di abete bianco, con 474 metri di dislivello complessivo. Nelle giornate più limpide, dalla base della statua si vedono insieme il Tirreno e lo Ionio, l’Etna innevato d’inverno e le Isole Eolie.

La salita si può fare in giornata da chi soggiorna sulla costa, alternando una mattina in quota a un pomeriggio al mare sulla Costa Viola, a circa quaranta minuti di auto da Gambarie.

Montalto, il tetto dell’Aspromonte

A 1.955 metri sul livello del mare, il Montalto è la vetta più alta dell’Aspromonte e uno dei punti più alti della Calabria. Il massiccio aspromontano ha una caratteristica rara in Italia: si alza a pochi chilometri dal mare, così che dalla sua cima si vedono contemporaneamente il Tirreno e lo Ionio.

Non è una montagna che si riconosce da lontano come un cono isolato: è il punto più alto di un altopiano ondulato, coperto di faggi e abeti, che occupa il cuore della penisola calabra tra Reggio Calabria e la Locride.

Sulla vetta, protetta da un basamento in pietra, si trova la statua in bronzo del Cristo Redentore, visibile da diversi chilometri di distanza nelle giornate limpide e meta di camminate, pellegrinaggi e raduni fin dal primo Novecento.

Il bosco che porta in vetta

Salendo verso Montalto, sia a piedi sia in auto lungo la strada asfaltata, il paesaggio cambia rapidamente. Oltre i 1.100 metri, intorno a Gambarie, il bosco è dominato dal faggio; più in alto, nel sottobosco della faggeta culminale, cresce l’abete bianco, che in Aspromonte risale fino a pochi metri dalla cima, un caso raro per questa specie nel Sud Italia.

Il tronco dei faggi più vecchi è spesso coperto di muschio, e la luce filtra dall’alto in fasci netti quando il fogliame è più rado, in primavera e in autunno. Nei tratti più fitti il bosco assorbe i rumori e la temperatura scende sensibilmente rispetto alla costa, anche in piena estate.

Chi cammina lungo il sentiero da Gambarie attraversa prima gli ex impianti sciistici, poi si inoltra nella faggeta vera e propria fino alla base del Monte Cocuzzo, da dove parte l’ultimo tratto, segnato da una staccionata in legno, che porta alla statua.

La statua del Cristo Redentore

La statua che domina la vetta fu inaugurata il 23 settembre 1901 dal cardinale Portanova, una delle venti statue del Cristo Redentore volute da papa Leone XIII sulle cime italiane per celebrare il Giubileo del 1900. Il comitato calabrese scelse il Montalto per il suo valore geografico e simbolico: il punto più alto e più esposto della regione.

La scultura in bronzo è opera di Francesco Ierace, realizzata a Roma e trasportata in Aspromonte a pezzi, a dorso di mulo, lungo le mulattiere che salgono da Delianuova. Il terreno sulla cima fu donato dal barone Stranges di San Luca.

Il basamento originario, alto dieci metri, crollò pochi anni dopo l’inaugurazione e fu ricostruito più basso. La statua resistette al terremoto del 1908 con una leggera rotazione della base, ma nei decenni successivi ha sofferto il vento, il ghiaccio e alcuni atti vandalici. Nel 2023 la Soprintendenza ha affidato un intervento di consolidamento del basamento, e una nuova croce lignea è stata ricollocata sulla statua nel novembre 2025.

Il panorama: dai due mari ai tre vulcani

Dalla base della statua lo sguardo copre un arco che, con aria tersa - poca umidità e vento che ripulisce l’atmosfera - può includere entrambi i mari nello stesso momento: il Tirreno da un lato, lo Ionio dall’altro.

Nelle giornate più limpide, in genere dopo il passaggio di una perturbazione, si distinguono anche i fumi di tre vulcani: l’Etna a sud, e verso nord-ovest le Isole Eolie con Vulcano e Stromboli. In inverno l’Etna innevato si vede con particolare nitidezza.

Il resto del panorama è tutto aspromontano: valloni boscosi, altre cime del massiccio, e verso est l’affaccio sulla vallata del Bonamico, dove sorge il santuario di Polsi, raggiungibile proseguendo sulla stessa strada che sale da Gambarie.

Quando andare: il tempo cambia in fretta

A quasi duemila metri il meteo si comporta in modo diverso rispetto alla costa, anche a poche decine di chilometri di distanza. Una giornata che parte limpida a Gambarie può trasformarsi in pochi minuti in nebbia fitta sulla cima, con la faggeta che si carica di umidità e i sentieri che perdono visibilità.

D’inverno il Montalto si copre di neve, spesso in quantità superiore a quella della costa, e la statua diventa un soggetto fotografico ricorrente per chi sale con le ciaspole. In piena estate le temperature in vetta restano fresche rispetto al livello del mare, ma il vento in cresta può essere intenso anche nelle giornate serene.

La primavera e l’inizio dell’autunno restano i periodi con l’aria più tersa e il panorama sui due mari più frequente, prima che l’afa estiva o le piogge autunnali riducano la visibilità.

Il sentiero e l’ascensione pratica

Da Gambarie il Montalto si raggiunge in due modi. In auto si percorrono circa 16,5 chilometri sulla strada asfaltata che sale verso Polsi, fino a un parcheggio poco sotto la vetta; da lì restano circa 2 chilometri e 120 metri di dislivello, un’ora abbondante andata e ritorno lungo un sentiero ampio e ben segnalato, adatto anche a chi non è un camminatore esperto.

A piedi da Gambarie, il percorso è più lungo: circa 14 chilometri con 474 metri di dislivello, quattro ore di cammino stimate solo per la salita. Il sentiero attraversa gli impianti sciistici dismessi, si inoltra nella faggeta e raggiunge la base del Monte Cocuzzo prima dell’ultimo tratto verso la cima.

È un’escursione che rientra tra gli itinerari accessibili dell’Aspromonte, meno impegnativa di altre cime del massiccio, ma comunque da affrontare con scarpe da trekking, acqua a sufficienza e un abbigliamento a strati, per via degli sbalzi di temperatura in quota.

Come arrivare

Il punto di partenza per Montalto è Gambarie, la principale stazione turistica dell’Aspromonte. Da Reggio Calabria si percorrono circa 32 chilometri sulla ex statale 183, un tragitto di 35-40 minuti che sale di quota rapidamente, passando dagli agrumeti della costa ai boschi di castagno e poi di faggio dell’altopiano.

Da Gambarie in poi la strada verso Montalto e Polsi è asfaltata ma stretta e con curve continue, tra i boschi dell’entroterra che collegano paesi come Sant’Eufemia d’Aspromonte e Oppido Mamertina alla parte alta del massiccio. Nei mesi con più traffico escursionistico, tra giugno e settembre, il tragitto richiede più tempo del previsto.

Dove dormire: case vacanza sulla Costa Viola

Le nostre case vacanza non sono a Montalto né altrove in Aspromonte: si trovano sulla Costa Viola, tra Bagnara Calabra, Scilla e Palmi, a circa quaranta minuti di auto da Gambarie lungo le strade di montagna.

È una combinazione che funziona bene se vuoi unire la vetta a una base comoda sul mare: puoi dedicare una mattina alla salita al Montalto e tornare in giornata a fare il bagno sotto la costa rocciosa di Scilla o passeggiare sul lungomare di Palmi, con il profilo dell’Aspromonte alle spalle.

Prenotando con noi hai un punto d’appoggio reale sulla costa, non una struttura di montagna: utile se vuoi alternare escursioni e giornate al mare senza cambiare alloggio durante il soggiorno.

Domande frequenti su Montalto

Quanto è alta la vetta del Montalto?
Il Montalto è a 1.955 metri sul livello del mare, la quota più alta dell’Aspromonte.

Si può arrivare in auto fino alla statua?
In auto si arriva fino a un parcheggio a circa 16,5 chilometri da Gambarie; da lì restano circa 2 chilometri a piedi, con 120 metri di dislivello, su un sentiero ampio e segnalato.

Quanto tempo serve per salire a piedi da Gambarie fino in cima?
Sul sentiero che parte da Gambarie servono circa 4 ore di cammino per i 14 chilometri e i 474 metri di dislivello dell’andata.

Si vede davvero il mare da entrambi i lati?
Sì, nelle giornate con aria tersa si distinguono il mar Tirreno e il mar Ionio nello stesso momento, ed è possibile scorgere anche l’Etna e le Isole Eolie.

Qual è il periodo migliore per salire?
La primavera e l’inizio dell’autunno offrono in genere l’aria più limpida; d’inverno la cima è spesso innevata, in estate il caldo è comunque mitigato dalla quota.

Da dove parte la strada per Montalto?
Da Gambarie, seguendo le indicazioni per Polsi: la strada è asfaltata ma stretta, con molte curve in salita.