Bova: la capitale della Grecìa Calabra tra i borghi più belli d’Italia

Arroccata a 820 metri sul versante ionico dell’Aspromonte, con lo sguardo che scende fino al mare, Bova è la capitale storica della Grecìa Calabra, l’area dove si parla ancora il greco di Calabria. Le case di pietra, i vicoli in salita e i ruderi del castello normanno le hanno fatto guadagnare un posto tra i Borghi più belli d’Italia e la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.

Qui la cultura ellenofona resiste nei toponimi, nei canti e nella lingua grecanica studiata dal linguista tedesco Gerhard Rohlfs, a cui è dedicato il museo del paese. Salire a Bova significa entrare in un borgo di montagna lontano dal turismo di massa, dove storia bizantina, tradizione greca e cucina contadina raccontano una Calabria che altrove non si trova più.

Il borgo di pietra a 820 metri

Bova si visita a piedi, risalendo vicoli stretti, scalinate e case di pietra fino ai ruderi del castello normanno, che dall’alto domina la valle dell’Amendolea e, in lontananza, il mare Ionio. Il centro storico, arroccato su uno sperone roccioso a 820 metri di quota, conserva palazzi gentilizi, portali scolpiti e insegne bilingue in italiano e grecanico a ogni angolo. In Piazza Roma è esposto lo scheletro di una balena, curioso ricordo del legame del paese con il mare che si vede da lassù. Nel 2024 Bova ha ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, riconoscimento riservato a poco più di 280 borghi italiani per la qualità dell’accoglienza e la cura del territorio, ad aggiungersi al titolo di uno dei Borghi più belli d’Italia. Le automobili restano fuori dal nucleo antico: la salita si fa a piedi, con calma, seguendo i segnali che indicano le chiese, il museo e il punto panoramico presso i resti del castello.

La Cattedrale dell’Isodia, il castello e le chiese

Sede vescovile per secoli, Bova conserva un patrimonio religioso raro. La Cattedrale dell’Isodia (Santa Maria dell’Isodia) sorge accanto ai resti del castello, su un impianto di origine bizantina: il nome Isodia viene dal greco Eisodia, Presentazione, e ricorda il rito greco che vi si celebrò fino al 1572, quando il vescovo Giulio Stavriano la fece passare al rito latino. Ricostruita più volte dopo i terremoti del 1783 e del 1908, oggi la cattedrale è a tre navate. Del castello normanno, eretto in epoca bizantina e rinforzato da normanni e angioini, restano pochi ruderi e una torre a pianta circolare ancora in piedi sullo sperone roccioso. Tra le chiese del paese spicca quella di San Leo, dedicata al patrono, dove si conserva la statua che guida le feste di maggio e di agosto. Nei vicoli si incontrano anche portali in pietra scolpita ed epigrafi, tracce delle dominazioni bizantine, normanne e spagnole attraversate dal borgo.

La lingua grecanica e il museo Gerhard Rohlfs

Bova è il cuore della Grecìa Calabra, l’area dove sopravvive il grecanico (o greko), lingua minoritaria erede del greco antico e bizantino, riconosciuta dalla legge 482 del 1999. Oggi la parlano ancora, quasi solo tra gli anziani, meno di 500 persone secondo gli studi della linguista Marianna Katsoyannou, distribuite tra Bova, Bova Marina, Condofuri, Roghudi, Gallicianò e i quartieri di San Giorgio Extra e Rione Modena a Reggio Calabria. A studiare e a documentare questa lingua fu soprattutto il glottologo tedesco Gerhard Rohlfs, che già nel 1924 ne sostenne l’origine magnogreca. All’ingresso del paese, il Museo della Lingua Greco-Calabra a lui dedicato, aperto nel 2016, racconta in sei sale la storia del grecanico attraverso documenti, registrazioni sonore e oggetti della cultura contadina. Associazioni locali e alcune scuole dell’area portano avanti corsi e laboratori per non lasciar spegnere questa eredità, mentre i cartelli bilingue nel centro storico di Bova sono probabilmente il modo più semplice per un visitatore di incontrarla dal vivo.

Sapori di montagna: lestopitta e musulupa

La cucina di Bova ha il carattere ruvido della montagna grecanica, dove il bestiame è soprattutto ovino e caprino. Il piatto simbolo del paese è la lestopitta: il nome viene dal greco leptòs, sottile, e pita, pane, ed è una focaccia non lievitata di semola, acqua e olio, stesa fine e fritta fino a diventare dorata e croccante, poi farcita con salumi, formaggi locali, peperoni o melanzane sott’olio. È stata la prima De.Co., denominazione comunale, di tutta l’area grecanica. Un altro prodotto identitario è la musulupa (o musulupu), un formaggio fresco di latte di pecora o capra che si forma in stampi di legno intagliati a mano, le musulupare, con simboli dell’iconografia bizantina. A Bova la tradizione vuole che a Pasqua si doni la tuma, versione non salata della musulupa, ingrediente principale della frittata pasquale. Tra i primi piatti resistono i maccheroni fatti a mano al sugo di capra, spesso completati con ricotta salata grattugiata.

Le feste di San Leo e il Ferragosto bovese

Il calendario religioso di Bova ruota attorno a San Leo, patrono del paese e compatrono dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova. La prima festa si celebra il 5 maggio, con funzioni nella chiesa a lui dedicata. La celebrazione più sentita arriva a Ferragosto: dal 15 al 17 agosto il paese festeggia insieme San Leo, San Rocco e l’Assunzione della Vergine. Nel pomeriggio del 15 agosto la statua di San Leo lascia la chiesa di San Rocco in processione, viene portata al santuario a lui intitolato e da lì, insieme alla statua di San Rocco, raggiunge la Cattedrale dell’Isodia accompagnata dalla banda musicale del paese. Sono i giorni in cui Bova si riempie di emigrati tornati per l’occasione e di visitatori, con bancarelle e degustazioni di lestopitta lungo le vie del centro. È il momento migliore per vedere il borgo vivo, oltre le pietre e i vicoli silenziosi del resto dell’anno.

Come arrivare a Bova da Reggio Calabria

Bova dista circa 50 chilometri da Reggio Calabria e si raggiunge in auto in poco più di un’ora, seguendo la Strada Statale 106 Ionica verso sud fino a Bova Marina e poi la strada che risale tra uliveti e vallate fino al borgo, a 820 metri di quota: da non confondere con Bova Marina stessa, comune separato sulla costa. L’aeroporto dello Stretto di Reggio Calabria è a pochi minuti dal centro città, sulla stessa direttrice verso Bova. In treno si scende alla stazione di Bova Marina, sulla linea ionica, per poi salire in taxi. Mancando parcheggi nel nucleo antico, conviene lasciare l’auto ai piazzali d’ingresso e proseguire a piedi. La visita, tra castello, cattedrale e museo, richiede almeno mezza giornata: per un itinerario più completo si abbina a Pentedattilo e al resto dell’area grecanica, raggiungibili in meno di un’ora.

Cosa vedere nei dintorni: l’area grecanica

Bova è la porta d’accesso più naturale all’area grecanica, la fascia collinare tra l’Aspromonte e lo Ionio dove sopravvivono il paesaggio e la lingua della Calabria greca. A pochi chilometri si trova Pentedattilo, il borgo semi abbandonato che prende il nome dallo sperone roccioso a cinque punte alle sue spalle. Sull’altro versante, verso l’interno, si sale a Gallicianò, frazione di Condofuri con appena una trentina di abitanti e l’unico centro dove il grecanico è ancora lingua madre. Chi vuole capire la storia più antica della provincia può scendere a Reggio Calabria e visitare i Bronzi di Riace al Museo Archeologico Nazionale, per poi dedicare un’intera giornata alla città con un itinerario pensato apposta per chi ha poco tempo. Alle spalle di Bova si apre il Parco Nazionale dell’Aspromonte, con i suoi sentieri tra faggete e valli incise dalle fiumare, mentre la comunità grecanica in senso più ampio comprende anche i borghi minori sparsi tra le due valli, ognuno con la propria variante di lingua e tradizioni.

Dove dormire: case vacanza sulla Costa Viola e nello Stretto

Bova si visita in giornata, ma per godersi con calma l’area grecanica e il resto della provincia reggina conviene appoggiarsi a una casa vacanza sulla Costa Viola o nella zona dello Stretto, a distanza comoda sia dal mare sia dai borghi dell’interno. Un bilocale o un appartamento con angolo cottura ti lascia libero di organizzare le giornate come preferisci, tra un bagno a Scilla o Bagnara e una salita ai borghi grecanici, senza gli orari fissi di un hotel. È la soluzione più pratica per famiglie e piccoli gruppi che vogliono usare la costa come base per muoversi tra Bova, Pentedattilo e Reggio Calabria. Dallo Stretto allo Ionio avrai sempre il mare a portata d’auto, con Bova e i borghi vicini raggiungibili in giornata. Controlla le disponibilità e inviaci una richiesta diretta: ti aiutiamo a trovare la sistemazione più adatta ai giorni che hai a disposizione.

Domande frequenti su Bova

Quanto dista Bova dal mare?
Circa 10 chilometri in linea d’aria e mezz’ora d’auto separano il borgo da Bova Marina, sulla costa ionica.

Quando si svolge la festa di San Leo a Bova?
Il patrono si festeggia il 5 maggio, ma la celebrazione più grande è dal 15 al 17 agosto, insieme a San Rocco e all’Assunzione della Vergine.

Si parla ancora il greco a Bova?
Sì, anche se lo parlano soprattutto gli anziani: gli ellenofoni dell’area grecanica sono ormai meno di 500, concentrati tra Bova, Bova Marina, Condofuri e Gallicianò.

Dove si parcheggia per visitare il centro storico?
Le auto restano nei piazzali all’ingresso del paese; il nucleo antico, fatto di vicoli e scalinate, si visita solo a piedi.

Quanto tempo serve per visitare Bova?
Mezza giornata basta per castello, cattedrale, chiese e museo della lingua greco-calabra; un’intera giornata se si abbina la visita a Pentedattilo.

Cosa si mangia a Bova?
La lestopitta, focaccia fritta farcita con salumi e formaggi locali, e la musulupa, formaggio fresco modellato in stampi di legno intagliati.