Varapodio: il paese fra la Piana di Gioia Tauro e l’Aspromonte

Varapodio sta esattamente sul bordo. Il suo territorio parte dai 48 metri del punto più basso e arriva ai 1.074 di quello più alto, in poco più di ventinove chilometri quadrati: è uno dei trentatré comuni della Piana di Gioia Tauro e insieme uno dei trentasette del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Il centro abitato, poco sopra i duecentotrenta metri, sorge dove il torrente Calabrò sbocca nel fiume Marro, alle propaggini settentrionali della montagna.

Il paese di oggi, però, non è dove è nato. L’insediamento originario sorgeva in località Il Salvatore, a circa tre chilometri, e il trasferimento verso il sito attuale comincia intorno al 1600; anche il nome, prima di fissarsi in Varapodio all’inizio dell’Ottocento, era passato per Marrapodi, Barapodi, Baropedium e Varapodi. Chi arriva adesso trova un centro raccolto lungo via Umberto I, la campagna di ulivi e agrumi che sale verso la montagna e, in piazza San Nicola, la fontana che tutti chiamano Asso di Coppe.

Dove finisce la Piana e comincia l’Aspromonte

Il dato che spiega Varapodio è il dislivello: ventinove chilometri quadrati che passano dai 48 metri del punto più basso ai 1.074 del più alto. Il centro abitato sta a circa duecentotrenta metri, cioè proprio nella fascia in cui la pianura degli agrumeti finisce e la collina comincia a farsi montagna. La doppia appartenenza — uno dei comuni della Piana di Gioia Tauro, la seconda pianura calabrese per estensione, e insieme uno dei comuni del Parco Nazionale dell’Aspromonte, che gli dedica una scheda sul sito ufficiale — non è una formula amministrativa: è la descrizione di quello che si vede alzando gli occhi da una qualsiasi strada del paese.

I comuni con cui confina raccontano la stessa cosa: Oppido Mamertina, Terranova Sappo Minulio e Molochio, tutti appoggiati alla montagna e affacciati sulla Piana. La strada che li tiene insieme è la SP 1 dir, l’ex statale 111 dir: parte da Taurianova, attraversa Terranova Sappo Minulio, Varapodio e Oppido Mamertina e si innesta sulla ex 112 d’Aspromonte in territorio di Santa Cristina d’Aspromonte. Chi arriva dall’autostrada A2 esce a Gioia Tauro o a Palmi e poi risale verso l’interno.

Il Calabrò, il Marro e le acque della valle

Varapodio nasce da un incrocio d’acqua. Il paese sorge presso lo sbocco del torrente Calabrò nel fiume Marro, e il clima temperato di questa fascia dipende in buona parte dalla valle che i due corsi disegnano fra la pianura e i primi boschi. Il Marro non si ferma qui: appartiene al sistema Marro-Petrace, che raggiunge il Tirreno nel tratto di costa fra Gioia Tauro e Palmi, e lo stesso corso d’acqua bagna Terranova Sappo Minulio, il comune confinante che si trova alla sua sinistra.

Quel nome è uscito dalla geografia ed è entrato nel lessico civile della Piana. La cooperativa sociale Valle del Marro – Libera Terra, nata nel dicembre 2004 e con sede a Polistena, si chiama così per il fiume che costeggia uno dei primi terreni confiscati alla ’ndrangheta ricevuti in assegnazione, e coltiva oggi circa cento ettari di beni confiscati nella Piana, fra olive, agrumi, peperoncino e melanzane. I suoi terreni non sono a Varapodio, ma il nome che porta viene dalla valle che comincia da queste parti.

Il nome e il paese che si è spostato

La scheda di catalogo del centro storico registra una sequenza di denominazioni lunga quanto la storia del paese: Marrapodi fra il X e il XVII secolo, Barapodi nell’XI, Baropedium fra il XIII e il XVII, Varapodi fra il XVII e il XVIII. La forma Varapodio si afferma soltanto all’inizio dell’Ottocento, mentre nel greco di Calabria il nome resta Marrapòdi. Gli abitanti si chiamano varapodiesi.

Anche il luogo, non solo il nome, si è mosso. L’insediamento originario sorgeva in località Il Salvatore, a circa tre chilometri dal sito di oggi, e risale intorno all’anno 951; il trasferimento verso la posizione attuale comincia intorno al 1600, e la stessa scheda colloca fra XV e XVII secolo la formazione del nucleo che si percorre adesso. Varapodio diventa comune autonomo con il decreto del 4 maggio 1811, numero 922, dentro il riordino amministrativo napoleonico del Regno di Napoli. Il territorio è classificato in zona sismica 1, la classe di pericolosità più alta: il terremoto del 5 febbraio 1783 ebbe epicentro nella vicina Oppido Mamertina e riscrisse l’assetto urbanistico di tutta la Piana.

Via Umberto I, le due piazze e la fontana Asso di Coppe

Il centro storico si allunga lungo via Umberto I, che collega le due piazze del paese, piazza San Nicola e piazza Santo Stefano. La scheda di catalogo ne indica gli elementi caratterizzanti: i balconcini in ferro battuto delle case, i lampioni artistici, il portale di palazzo Faccioli e le fontane storiche datate 1892 e 1893. È un impianto lineare, senza monumenti isolati da raggiungere: si legge camminando, guardando i dettagli in alto e le fontane agli incroci.

La più conosciuta è quella di piazza San Nicola, che a Varapodio chiamano Asso di Coppe per la somiglianza con il seme delle carte napoletane. Quella che si vede oggi è stata inaugurata il 17 luglio 2002: è scolpita in pietra reggina da un blocco di duecentosettanta quintali, su progetto dell’architetto Santino Fedele e per mano dello scultore Alì Tomar, e ha preso il posto di un’opera analoga scomparsa circa un secolo prima. Rifarla è stato un modo di rimettere in piazza una cosa che il paese ricordava e non aveva più.

Le due piazze portano gli stessi nomi delle due parrocchie, San Nicola Vescovo e Santo Stefano, che appartengono alla diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. La chiesa parrocchiale di San Nicola, in via San Nicola 1, è stata costruita fra il 1927 e il 1929 ed è schedata come opera dell’eclettismo. Il patrono è San Nicola e la sua festa cade il 6 dicembre; il resto del calendario passa per San Giuseppe il 19 marzo, mentre la Madonna del Carmine e la Madonna del Rosario restano fra le devozioni mariane più sentite in paese.

L’ulivo sopra il monte: lo stemma e la campagna

Lo stemma comunale è la sintesi araldica esatta della posizione del paese: un albero d’ulivo al naturale posto sopra un monte, con una fascia d’argento caricata da due stelle di sei raggi d’azzurro, su campo azzurro. È uno stemma privo di concessione ufficiale, e forse per questo dice qualcosa di più diretto di un atto amministrativo: fra tutte le cose che poteva mettersi addosso, Varapodio ha scelto l’albero che le riempie la campagna, e lo ha piazzato sopra la montagna.

L’economia è rimasta agricola — olio, agrumi, ortaggi e frutta — con opifici a conduzione in prevalenza familiare e alcune fabbriche di trasformazione degli agrumi. Gli uliveti sono quelli della Piana di Gioia Tauro, dove le piante arrivano a quindici o venti metri e formano quello che Giorgio Bocca descrisse come un tetto argenteo sopra gli agrumeti; le cultivar dominanti sono l’Ottobratica e la Sinopolese, due delle otto varietà autoctone prevalenti che il disciplinare dell’Olio di Calabria IGP ammette, in misura complessiva non inferiore al novanta per cento. Qui l’ulivo è prima di tutto un paesaggio: chi vuole seguire la molitura e la stagione dell’olio trova il racconto sulla pagina dedicata ai frantoi della Piana.

Da 4.480 abitanti a meno di duemila

La curva della popolazione è la contro-melodia di tutto il resto. Nel 1951 Varapodio contava 4.480 abitanti, il suo massimo storico; al censimento del 2021 gli abitanti erano 1.997, cioè una perdita di circa il cinquantacinque per cento in settant’anni. Il crollo più netto arriva subito, fra il 1951 e il 1961, quando il paese lascia per strada quasi un quarto della popolazione, e si ripete fra il 1981 e il 1991 con un altro salto di oltre il venti per cento.

Dove sono finite quelle famiglie lo dicono i gemellaggi del Comune: Cobram, nello Stato australiano di Victoria, nella regione del Murray, e Luís Eduardo Magalhães, nello Stato brasiliano di Bahia. Sono le due destinazioni storiche dell’emigrazione varapodiese, e il gemellaggio è il modo in cui il paese ha messo per iscritto quella geografia dell’assenza. È una cosa che conviene sapere prima di arrivare: un centro di duemila persone che ne ha avute più del doppio si legge diversamente, strada per strada.

Cosa vedere nei dintorni

Il primo giro naturale è verso l’interno, sulla stessa SP 1 dir. Oppido Mamertina, il comune confinante, è sede diocesana e porta ancora addosso la memoria del terremoto del 1783. Scendendo verso il cuore della Piana si arriva a Cittanova e a Taurianova, i due centri più grandi dell’area e i nodi da cui passa quasi tutto quello che si muove qui: mercati, scuole, strade.

Nella direzione opposta la strada sale verso i comuni del Parco e verso l’Aspromonte vero e proprio, con Gambarie come base più attrezzata della montagna. E scendendo lungo la valle si arriva al mare: il sistema Marro-Petrace sfocia nel tratto di costa fra Gioia Tauro e Palmi, cioè proprio dove cominciano le spiagge della Piana.

Dove dormire: case vacanza sulla Costa Viola

Le nostre case vacanza non sono a Varapodio: si trovano sulla Costa Viola, fra Bagnara Calabra, Scilla e Palmi, cioè sul versante di mare dello stesso sistema di valli che scende dall’Aspromonte. Dalla costa si risale verso l’interno uscendo dall’A2 a Gioia Tauro o a Palmi e prendendo la SP 1 dir, la strada che attraversa il paese.

È una base comoda per chi vuole alternare le giornate: la mattina un centro dell’entroterra, con gli uliveti che salgono verso la montagna e le piazze di paese, il pomeriggio una spiaggia sotto la costa rocciosa. Prenotando con noi hai un punto d’appoggio reale sul mare, e la Piana con i suoi paesi resta a portata di macchina, senza dover cambiare alloggio a metà vacanza.

Domande frequenti su Varapodio

Dove si trova Varapodio?
È un comune della città metropolitana di Reggio Calabria, alle propaggini settentrionali dell’Aspromonte e al margine della Piana di Gioia Tauro; il centro abitato sta a poco più di duecentotrenta metri, presso lo sbocco del torrente Calabrò nel fiume Marro.

Varapodio fa parte del Parco Nazionale dell’Aspromonte?
Sì, è uno dei trentasette comuni del Parco, e allo stesso tempo uno dei trentatré comuni della Piana di Gioia Tauro: il territorio comunale va dai 48 ai 1.074 metri di quota.

Da dove viene il nome Varapodio?
Le denominazioni storiche documentate sono Marrapodi, Barapodi, Baropedium e Varapodi; la forma Varapodio si afferma all’inizio dell’Ottocento, mentre nel greco di Calabria il paese resta Marrapòdi.

Perché la fontana di piazza San Nicola si chiama Asso di Coppe?
Per la somiglianza con il seme delle carte napoletane. La fontana attuale è stata inaugurata il 17 luglio 2002, scolpita in pietra reggina su progetto dell’architetto Santino Fedele, e ha preso il posto di un’opera analoga scomparsa circa un secolo prima.

Come si arriva a Varapodio?
Dall’Autostrada A2 si esce a Gioia Tauro o a Palmi e si prende la SP 1 dir, l’ex statale 111 dir, che da Taurianova attraversa Terranova Sappo Minulio, Varapodio e Oppido Mamertina.