Pizzo Calabro: il Castello Murat, il Tartufo e la Costa degli Dei
Pizzo sta in equilibrio su uno sperone di tufo affacciato sul Golfo di Sant’Eufemia, all’estremità nord della Costa degli Dei. Le case scendono a gradoni fino alla Marina, il castello aragonese chiude il paese verso il mare e sotto la rupe si apre la piccola insenatura della Seggiola. È un paese di novemila abitanti che d’estate raddoppia, e che si visita in gran parte a piedi.
Tre cose lo rendono diverso dagli altri borghi della costa. La prima è la storia: nel cortile del castello, il 13 ottobre 1815, fu fucilato Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone. La seconda è la chiesa di Piedigrotta, scavata dentro la roccia in riva al mare e popolata di statue di tufo. La terza è il Tartufo, il gelato modellato a mano nato qui negli anni Cinquanta e diventato il nome con cui Pizzo si presenta al mondo.
A questo si aggiunge un vantaggio pratico: Pizzo è la località della Costa degli Dei più vicina all’aeroporto di Lamezia Terme, mezz’ora scarsa d’auto, e ha una sua stazione sulla linea tirrenica.
Il Castello Murat e l’ultimo giorno di Gioacchino Murat
Il castello che chiude il paese verso il mare fu voluto da Ferdinando I d’Aragona con un decreto del 12 novembre 1480, sopra una torre di avvistamento trecentesca già esistente. È una costruzione quadrangolare con corpo centrale e torre di guardia: un lato cade a picco sull’acqua, l’altro era protetto da un fossato profondo.
Il nome con cui tutti lo chiamano arriva però da una vicenda di tre secoli dopo. L’8 ottobre 1815 Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone, sbarcò a Pizzo con un pugno di uomini per riprendersi il regno perduto. La spedizione era partita da Ajaccio ed era diretta a Salerno; una tempesta la spinse sulla costa calabrese. Murat fu catturato dai gendarmi borbonici del capitano Trentacapilli e rinchiuso qui dentro. Una commissione militare presieduta dal generale Vito Nunziante lo condannò a morte, e il 13 ottobre fu fucilato nel cortile: rifiutò la benda e chiese di essere colpito al cuore, non al volto.
Oggi le sale ospitano un museo con statue di cera e ricostruzioni che ripercorrono quei cinque giorni, dalla prigionia al processo. Dagli spalti lo sguardo prende tutto il golfo.
La chiesetta di Piedigrotta scavata nel tufo
Un paio di chilometri a nord del centro, lungo la riviera Prangi, la chiesa di Piedigrotta è ricavata dentro la roccia di tufo a pochi passi dall’acqua. L’origine risale alla fine del Seicento: un equipaggio napoletano naufragò davanti a Pizzo durante una tempesta e i marinai, messisi in salvo, ritrovarono sulla spiaggia il quadro della Madonna che portavano a bordo. Per voto scavarono nella rupe una cappella e vi sistemarono l’immagine.
Quello che si vede oggi nasce però intorno al 1880, quando Angelo Barone, che in paese teneva una piccola cartoleria, decise di dedicare la vita a quel posto. Ci andava ogni giorno, allargava la grotta a colpi di piccone, ricavò due cavità laterali e le riempì di statue scolpite nello stesso tufo: scene del Vangelo, santi, un San Giorgio che uccide il drago. Morì nel maggio 1917 e il figlio Alfonso continuò l’opera per quarant’anni. Molti decenni dopo un nipote, Giorgio Barone, scultore emigrato in Canada, tornò a Pizzo e restaurò quello che il tempo e la salsedine avevano ridotto male.
Dentro si entra in penombra, con l’umido e il rumore del mare vicino. Dall’agosto 2024 il sito è gestito direttamente dal Comune di Pizzo.
Il centro storico e la Piazza della Repubblica
Il centro di Pizzo è piccolo e verticale: vicoli stretti, scalinate che scendono verso la Marina, archi e ballatoi da cui si vede il golfo. Tutto converge sulla Piazza della Repubblica, una terrazza aperta sul mare, con la balaustra su un lato e i tavolini dall’altro. È qui che il paese si ritrova la sera, ed è qui che stanno una accanto all’altra le gelaterie storiche che hanno reso famoso il tartufo.
A due passi dalla piazza c’è la chiesa matrice di San Giorgio. Sotto il pavimento fu deposto, in una fossa comune, il corpo di Gioacchino Murat dopo la fucilazione: una lapide lo ricorda. Nel museo del castello è conservato anche un frammento di una scultura di Antonio Canova andata perduta, di cui resta la parte dell’elmo.
La passeggiata naturale è quella che scende dalla piazza verso il porticciolo e risale poi lungo il lato del castello, con il tufo giallo che si vede sotto le case. In estate i locali restano aperti fino a tardi e la piazza rimane animata anche a mezzanotte passata.
Il Tartufo di Pizzo: com’è fatto e da dove viene
Il tartufo non esce da uno stampo: si modella nel palmo della mano. Fuori c’è gelato alla nocciola, dentro un cuore di cioccolato fuso che resta morbido, e sopra una spolverata di cacao e zucchero. La forma viene irregolare, tondeggiante e bitorzoluta, e proprio per questo somiglia a un tartufo di terra: da lì il nome.
Nacque intorno al 1952 per un imprevisto. Giuseppe De Maria, gelatiere soprannominato don Pippo, doveva confezionare gelato sfuso per un banchetto di nozze e restò senza forme: modellò le porzioni a mano e le avvolse nella carta zuccherata. Il rimedio funzionò meglio dell’originale e in pochi anni diventò la specialità del paese.
Sul riconoscimento gira parecchia confusione. Nel dicembre 2007 il Ministero delle politiche agricole pubblicò in Gazzetta Ufficiale la proposta di indicazione geografica protetta per il Tartufo di Pizzo, con un disciplinare che fissa la zona di produzione, gli ingredienti e la lavorazione a mano. La registrazione europea però non è mai stata perfezionata: oggi il tartufo figura nell’elenco ministeriale dei prodotti agroalimentari tradizionali. La sigla IGP che leggi su molte insegne del paese si riferisce a quell’iter, non a un marchio comunitario in vigore.
Il porto, le spiagge e il tonno di Pizzo
Sotto la rupe, incastrata nel tufo proprio ai piedi del castello, si apre la Seggiola: una piccola insenatura con l’approdo per le barche da diporto, la spiaggia più fotografata del paese e anche la più raccolta. È il punto in cui il centro storico tocca l’acqua.
A nord la costa si distende. Colamaio è l’arenile più lungo di Pizzo, sabbia chiara e una pineta alle spalle che dà ombra nelle ore centrali; più avanti la Marinella continua con la macchia mediterranea che arriva quasi fino alla battigia. Ancora oltre, la riviera Prangi cambia registro: calcarenite e roccia, con una successione di piccole cale separate da moli, e la chiesa di Piedigrotta affacciata proprio su questo tratto.
Pizzo è anche una città di tonno. Fino agli anni Sessanta qui operavano le tonnare più importanti della costa calabrese, e la lavorazione è rimasta un’attività viva: nelle gastronomie del centro trovi il tonno sott’olio, la ventresca e la bottarga, e nei ristoranti sul porto compaiono regolarmente nel menù.
Come arrivare a Pizzo e quando andare
In auto si arriva dall’autostrada A2 del Mediterraneo, uscita Pizzo, e da lì si scende verso il mare sulla SS522 per circa sei chilometri. In treno la fermata è la stazione di Vibo Valentia-Pizzo, sulla linea tirrenica, a poco più di tre chilometri dal centro storico.
L’aeroporto di riferimento è Lamezia Terme, a circa 25 chilometri: mezz’ora scarsa d’auto. È il dato che rende Pizzo comoda più di ogni altra località della Costa degli Dei, perché è la prima che si incontra scendendo dall’aeroporto. Da Reggio Calabria si arriva in poco più di un’ora, con circa 105 chilometri di autostrada.
Il centro si gira solo a piedi: conviene lasciare l’auto nei parcheggi lungo la strada che sale al paese e scendere in piazza. Sul quando, luglio e agosto sono i mesi pieni, con la piazza animata fino a notte fonda; giugno e settembre hanno mare ancora caldo e paese respirabile. Il 2 luglio si celebra la festa della Madonna di Piedigrotta, con la processione a mare. In primavera e in autunno castello e chiesetta si visitano con calma, e la costa è tutta da percorrere in auto.
Cosa vedere nei dintorni di Pizzo
Da Pizzo la Costa degli Dei si percorre verso sud e cambia faccia in pochi chilometri. Tropea è a una trentina di chilometri, meno di tre quarti d’ora: il centro sulla rupe, il santuario di Santa Maria dell’Isola, la cipolla rossa nei mercati. Poco oltre, Capo Vaticano chiude il promontorio con le calette di granito e i fondali chiari.
Scendendo ancora si arriva a Nicotera Marina, la parte più tranquilla della costa, con lunghe spiagge di sabbia e la vista che nelle giornate limpide arriva fino allo Stromboli. Chi ha tre giorni pieni può mettere in fila tutta la costa senza correre, dal castello di Pizzo alle spiagge del capo.
Verso l’interno, a una decina di chilometri, Vibo Valentia conserva il castello normanno-svevo e il museo archeologico con i reperti della colonia greca di Hipponion. E in un’ora di autostrada verso sud si passa dalla Costa degli Dei alla Costa Viola, dove il paesaggio si fa ripido e lo Stretto entra nell’inquadratura.
Dove dormire: le nostre case sulla Costa Viola
Le nostre case vacanza non sono a Pizzo: si trovano più a sud, sulla Costa Viola, tra Palmi e Scilla. È la costa dove l’Aspromonte cade dritto nel mare e dove, dai terrazzamenti, si vedono lo Stretto di Messina e le Eolie. Da lì Pizzo si raggiunge in autostrada in poco più di un’ora, e resta una gita di giornata comoda: castello, chiesetta e tartufo stanno in un pomeriggio.
Sono bilocali e appartamenti pensati per chi vuole la libertà di una casa: cucina propria, spazio per una famiglia, orari che decidi tu, la spesa al mercato del paese invece del buffet a orario fisso. Chi resta una settimana di solito alterna: due o tre giorni sulla Costa Viola tra Chianalea, il Monte Sant’Elia e le spiagge di Palmi, e una puntata a nord verso Tropea e la Costa degli Dei.
Se hai in mente un periodo, controlla le disponibilità e inviaci una richiesta diretta: ti diciamo cosa è libero e ti aiutiamo a scegliere la casa più adatta al tuo gruppo.
Domande frequenti su Pizzo Calabro
Perché il castello di Pizzo si chiama Castello Murat?
Perché qui fu imprigionato e poi fucilato, il 13 ottobre 1815, Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone, catturato cinque giorni prima dopo lo sbarco a Pizzo.
Il Tartufo di Pizzo ha davvero il marchio IGP?
No. Nel 2007 fu pubblicata in Gazzetta Ufficiale la proposta di indicazione geografica protetta, ma la registrazione europea non è mai stata completata: il tartufo è iscritto nell’elenco ministeriale dei prodotti agroalimentari tradizionali.
Quanto dista Pizzo dall’aeroporto di Lamezia Terme?
Circa 25 chilometri, mezz’ora scarsa d’auto in autostrada A2 fino all’uscita Pizzo. È la località della Costa degli Dei più vicina all’aeroporto.
Dove si trova la chiesa di Piedigrotta e come si raggiunge?
È sulla riviera Prangi, a un paio di chilometri a nord del centro, lungo la SS522. Si arriva in auto in pochi minuti oppure a piedi seguendo il lungomare.
Quanto dista Pizzo da Tropea?
Una trentina di chilometri, meno di tre quarti d’ora in auto lungo la costa. Le due località si visitano bene nella stessa giornata.
Quando si svolge la festa della Madonna di Piedigrotta?
Il 2 luglio, con una processione a mare davanti alla costa di Pizzo.