Il mito di Scilla e Cariddi: i due mostri dello Stretto di Messina

Tra la punta della Calabria e la costa siciliana lo Stretto di Messina si stringe in un canale largo poche miglia, dove le correnti non scorrono mai in una direzione sola: salgono, virano, si aggrovigliano in vortici che per secoli hanno reso difficile la navigazione. Per raccontare questo mare inquieto gli antichi immaginarono due mostri appostati sulle due sponde: Scilla, sullo scoglio calabrese che oggi porta il suo nome, e Cariddi, il gorgo che dal lato opposto risucchiava le navi.

È uno dei racconti più letti della mitologia greca, fissato da Omero nell’Odissea e ripreso per secoli da Virgilio, Ovidio e perfino da Dante. Questa guida ne segue le fonti, il fenomeno naturale che le ha ispirate e i luoghi della Costa Viola, primo fra tutti il borgo di Scilla, dove il mito è ancora leggibile nel paesaggio.

Il mito secondo Omero: Ulisse tra Scilla e Cariddi

La versione più antica del mito è nel dodicesimo canto dell’Odissea. Per tornare a Itaca, Ulisse deve attraversare uno stretto canale sorvegliato da due pericoli che nessun equipaggio può evitare entrambi. La maga Circe lo avverte prima della partenza e gli descrive i due mostri: da una parte Scilla, una creatura con sei teste su lunghi colli, annidata in una grotta scavata nella rupe più alta; dall’altra, a un tiro di freccia di distanza, Cariddi, che tre volte al giorno risucchia l’acqua del mare e tre volte la rigetta, capace di inghiottire una nave intera.

Circe consiglia a Ulisse di tenersi vicino a Scilla piuttosto che rischiare Cariddi: meglio perdere sei compagni, uno per ogni testa del mostro, che l’intera nave nel vortice. Ulisse segue il consiglio ma non riesce a evitare l’assalto: Scilla ghermisce sei marinai dal ponte mentre la nave passa sotto la rupe, e Omero li descrive ancora agitare le braccia mentre vengono trascinati via.

Dalla leggenda antica alla letteratura: Ovidio, Virgilio, Dante

Il racconto di Omero non è l’unico. In Ovidio, nelle Metamorfosi, Scilla nasce come una ninfa bellissima, corteggiata dal dio marino Glauco: è la maga Circe, innamorata di lui e respinta, a trasformarla in mostro versando un veleno nell’acqua dove la ninfa era solita bagnarsi. Virgilio, nell’Eneide, fa ripetere lo stesso avvertimento a Enea in fuga da Troia: tenersi al largo, doppiare la Sicilia piuttosto che rischiare il passaggio diretto tra le due creature.

Il mito attraversa i secoli fino a Dante, che nell’Inferno paragona il vorticare dei dannati avari e prodighi alle onde che si scontrano sopra Cariddi. Da queste pagine nasce anche un modo di dire arrivato fino a oggi, “trovarsi tra Scilla e Cariddi”, per indicare chi deve scegliere fra due pericoli ugualmente gravi, senza una via di scampo pulita.

Dietro il mito: le vere correnti dello Stretto e la fata morgana

Dietro il racconto mitologico c’è un fenomeno reale e ancora oggi misurabile. Lo Stretto di Messina mette in comunicazione il Tirreno e lo Ionio, due mari con livello e temperatura leggermente diversi: a ogni cambio di marea l’acqua è spinta con forza da un bacino all’altro, e la corrente accelera nel punto più stretto del canale. I pescatori del luogo chiamano questi flussi rema montante e rema scendente, accompagnati da vortici e mulinelli ben visibili in superficie: sono questi gorghi, insidiosi per le barche a remi e a vela dell’antichità, ad aver ispirato la figura di Cariddi.

Il punto più stretto del canale, meno di due miglia, è quello fra Punta Pezzo, appena sopra Villa San Giovanni, e la costa siciliana di Ganzirri e Torre Faro: è davanti a quella spiaggia che la tradizione colloca ancora oggi il gorgo di Cariddi. Nelle giornate di calma piatta lo Stretto regala anche la fata morgana, il miraggio che solleva e deforma la costa opposta come una città sospesa sull’acqua.

Il borgo di Scilla: il Castello Ruffo e il quartiere di Chianalea

Il luogo del mito ha oggi un nome e un volto precisi. Il borgo di Scilla sorge all’estremità meridionale della Costa Viola, sulla rupe che la tradizione indicava come la tana del mostro. A dominare lo sperone roccioso è il Castello Ruffo: nato come fortificazione basiliana intorno al nono secolo, passato ai Ruffo di Calabria nel Duecento e trasformato in residenza nobiliare nel Cinquecento, oggi porta ancora sulla sommità il faro costruito nel 1913. Da quassù lo sguardo arriva dritto sulla Sicilia e sull’Etna, il punto migliore per immaginare la rotta della nave di Ulisse.

Ai piedi della rupe si stringe Chianalea: il quartiere dei pescatori con le case costruite a filo dell’acqua, tanto vicine al mare che nelle giornate di libeccio le onde arrivano fin sotto le finestre. È il cuore più antico di Scilla, il punto da cui il borgo si osserva meglio dal basso, con le barche tirate a secco fra una porta e l’altra.

Il pescespada e le passerelle: l’eredità viva del mito

Lo Stretto resta insidioso ancora oggi, ma in un modo diverso da quello raccontato dal mito: da aprile a settembre, quando i pescispada risalgono in superficie per la riproduzione, i pescatori di Scilla e delle marine siciliane li cacciano con le feluche, barche dotate di un’antenna alta fino a venti metri da cui una vedetta avvista i banchi e guida il timoniere verso il bersaglio. È una tecnica che si tramanda da generazioni, senza esche: solo avvistamento, inseguimento e fiocina, con le zone di pesca assegnate ogni stagione per sorteggio fra gli equipaggi calabresi e siciliani.

Le passerelle metalliche che si vedono ancora sul lungomare di Scilla erano le postazioni di avvistamento a terra, un’eco diretta della caccia che si svolge al largo. Il pesce spada arriva fresco sulle tavole del paese lo stesso giorno della cattura, ed è diventato il piatto simbolo di Scilla: dal filetto alla griglia al panino con involtini che si trova nei chioschi del porto.

Come arrivare

In auto, l’uscita dell’autostrada A2 del Mediterraneo è quella di Scilla, a poche centinaia di metri dal centro: da qui la statale 18 corre lungo la Costa Viola verso Bagnara e Palmi a nord, verso Villa San Giovanni e Reggio Calabria a sud. In treno, la stazione di Scilla si trova sulla linea Tirrenica Battipaglia-Reggio Calabria, con collegamenti diretti da Napoli e Roma.

L’aeroporto più vicino è quello di Reggio Calabria, a circa 30 km, poco più di mezz’ora d’auto lungo la A2. L’aeroporto di Lamezia Terme, con più collegamenti nazionali e internazionali, dista circa 110 km, un’ora e un quarto di viaggio sulla stessa autostrada. Da Villa San Giovanni partono anche i traghetti per Messina, che oggi attraversano in circa venti minuti lo stesso tratto di mare raccontato nel mito.

Cosa vedere nei dintorni sulla Costa Viola

Chi segue il mito lungo la costa trova altri punti da cui leggere lo stesso paesaggio marino. La Costa Viola prende il nome dal colore che il mare assume al tramonto, riflesso sulle rocce, e si estende da Palmi a Villa San Giovanni: un balcone naturale sullo Stretto con diversi punti panoramici oltre a Scilla stessa.

A pochi chilometri a nord, Favazzina segna l’inizio del tratto di costa più selvaggio, dove la ferrovia e la statale corrono a sbalzo sulla roccia. Sul promontorio del Sant’Elia, i punti usati per il birdwatching dello Stretto permettono di seguire durante le migrazioni di primavera i rapaci che attraversano il canale proprio sopra le acque un tempo attribuite a Scilla e Cariddi. Più a nord, il borgo di Bagnara Calabra aggiunge un’altra tappa marinara, con la sua stessa tradizione di pesca del pesce spada.

Dove dormire: case vacanza sulla Costa Viola

Seguire il mito di Scilla e Cariddi lungo la costa significa spostarsi poco e fermarsi spesso: fra il borgo, il castello, Chianalea e i punti panoramici sullo Stretto bastano pochi chilometri, ma le luci migliori sono quelle della sera, quando i visitatori di giornata sono già ripartiti. Per viverla così conviene dormire in zona, e una casa vacanza lascia la libertà che un albergo non dà: cucina propria per il pesce comprato al mattino, orari senza vincoli, spazio per un gruppo o una famiglia.

Le nostre case sulla Costa Viola, fra Scilla, Bagnara e Palmi, vanno dai bilocali per due persone agli appartamenti con più camere, molte a pochi minuti dal mare e dai punti da cui si ammira lo Stretto. Controlla le disponibilità per le tue date e inviaci una richiesta diretta: ti aiutiamo a scegliere la casa più adatta al tuo soggiorno.

Domande frequenti sul mito di Scilla e Cariddi

Dove sono realmente Scilla e Cariddi nello Stretto di Messina?
La tradizione colloca Scilla sulla rupe del borgo calabrese che porta il suo nome, e Cariddi nel gorgo davanti a Torre Faro, sulla sponda siciliana.

Perché lo Stretto di Messina è pericoloso per la navigazione?
Perché le correnti di marea, spinte dalla differenza tra Tirreno e Ionio, accelerano nel punto più stretto formando vortici visibili in superficie.

Da dove si vede meglio il luogo del mito, a Scilla?
Dal Castello Ruffo, sulla rupe che domina il paese, e dal lungomare sotto il castello, con vista sulla costa siciliana e sull’Etna nelle giornate più limpide.

Quando si può vedere la pesca del pesce spada nello Stretto?
Tra aprile e settembre, quando le feluche escono al largo per la stagione di pesca; il pescato arriva sulle tavole di Scilla lo stesso giorno.

Chianalea è visitabile insieme al Castello Ruffo?
Sì, sono a pochi minuti a piedi: dalla rupe del castello si scende verso il quartiere dei pescatori, con le case a filo dell’acqua.

Che cosa significa il modo di dire “tra Scilla e Cariddi”?
Trovarsi stretti fra due pericoli ugualmente gravi, senza una scelta priva di rischio: l’espressione nasce dal racconto omerico ripreso da Virgilio e Dante.

Esplora per categoria

Guide per categoria e comune della Costa Viola