Gli 8 borghi di interesse storico e archeologico della Costa Viola
Dallo Stretto di Messina alle pendici dell'Aspromonte, la Costa Viola e la sua Piana custodiscono una delle stratificazioni storiche più dense del Mediterraneo: colonie della Magna Grecia, città romane, abbazie normanne, castelli e borghi ricostruiti dopo il terremoto del 1783. Tra il mito di Scilla e le terrecotte di Medma, ecco otto paesi dove ogni pietra racconta tremila anni di storia calabrese.
Scilla – il mito di Omero e il Castello Ruffo sullo Stretto
Affacciata sullo Stretto di Messina, Scilla è forse il borgo più leggendario della Costa Viola. Qui gli antichi collocavano il mostro marino Scilla, contrapposto a Cariddi nei versi dell'Odissea, e il promontorio dello Scyllaeum era già noto ai geografi greci e romani come Strabone. A dominare l'abitato è il Castello Ruffo, fortezza costruita su un antico sito di avvistamento e più volte rimaneggiata nei secoli, oggi faro e museo affacciato sul mare. Ai suoi piedi si stringe Chianalea, il borgo dei pescatori con le case che sembrano nascere dall'acqua, soprannominato la piccola Venezia del Sud. Tra vicoli, scalinate e barche tirate in secca, Scilla intreccia mito, storia e vita marinara come pochi altri luoghi del Mediterraneo.
Palmi e Taureana – la città romana e la cripta di San Fantino
Sul promontorio che chiude a sud la Piana, Palmi conserva a Taureana i resti dell'antica Tauriana, città romana affacciata sulla Costa Viola. Nell'area archeologica si visitano tracce di edifici, strade e la celebre cripta di San Fantino, uno dei più antichi luoghi di culto cristiano della Calabria, legato alla figura di San Fantino il Vecchio. In città, la Casa della Cultura Leonida Repaci custodisce il Museo Etnografico Calabrese e importanti collezioni d'arte, mentre ogni pochi anni la Varia di Palmi – riconosciuta patrimonio immateriale UNESCO – porta in strada una gigantesca macchina a spalla. Dal belvedere del Monte Sant'Elia, infine, lo sguardo abbraccia l'intera Costa Viola fino allo Stretto.
Seminara – Barlaam, le battaglie e la tradizione della ceramica
Adagiata tra gli ulivi dell'entroterra, Seminara vanta origini antiche e un ruolo di primo piano nella storia europea. Qui nacque intorno al 1290 Barlaam Calabro, dotto monaco greco che fu maestro di greco di Petrarca e Boccaccio, protagonista delle grandi dispute teologiche del Trecento. Le sue campagne furono teatro delle celebri battaglie di Seminara del 1495 e del 1503, tra francesi e spagnoli di Consalvo di Cordova, all'alba delle guerre d'Italia. Ricostruita dopo il terremoto del 1783, Seminara è oggi famosa soprattutto per la sua secolare tradizione ceramica: le fantasiose maschere apotropaiche e i volti grotteschi dei suoi vasai sono tra i simboli dell'artigianato calabrese.
Bagnara Calabra – l'abbazia normanna e la civiltà del pescespada
Stretta tra il mare e la montagna, Bagnara Calabra deve la sua fisionomia alla dominazione normanna: nel 1085 il Gran Conte Ruggero vi fondò l'abbazia di Santa Maria e dei Dodici Apostoli, attorno alla quale crebbe il borgo. Divenuta ducato dei Ruffo, Bagnara è da secoli capitale della caccia al pescespada, praticata con le tipiche imbarcazioni dalle alte antenne, e patria delle bagnarote, le donne che portavano i pesi sul capo lungo la costa. Il lungomare, le torri di avvistamento e la tradizione dolciaria del torrone completano il ritratto di una cittadina che ha fatto del rapporto con il mare la propria identità storica.
Sant'Eufemia d'Aspromonte – la storia del Risorgimento tra i monti
Alle pendici dell'Aspromonte, Sant'Eufemia d'Aspromonte è un paese ricostruito dopo il devastante terremoto del 1783, che ne cancellò l'antico impianto. Il suo nome è legato indissolubilmente al Risorgimento: nei boschi sovrastanti, il 29 agosto 1862, Giuseppe Garibaldi fu ferito e fermato durante la marcia verso Roma, nell'episodio passato alla storia come il fatto d'Aspromonte. Porta d'accesso al Parco Nazionale dell'Aspromonte, il borgo conserva la memoria di quella giornata e offre un punto di partenza ideale per escursioni tra faggete, sentieri e antichi luoghi di eremitaggio della montagna calabrese.
Rosarno – la Magna Grecia e le terrecotte di Medma
Nel cuore della Piana, Rosarno sorge sull'antica Medma, colonia fondata alla fine del VII secolo a.C. dai Locresi Epizefiri. Città fiorente della Magna Grecia, Medma ci ha restituito uno straordinario patrimonio di terrecotte votive e pinakes, oggi tra i tesori del Museo e Parco Archeologico dedicato al sito. Passeggiando nell'area archeologica si riconoscono i resti delle mura, dei santuari e delle necropoli che testimoniano secoli di vita greca. Per gli appassionati di archeologia, Rosarno è una tappa imprescindibile per comprendere quanto profonde siano le radici elleniche della Costa Viola e della Calabria tirrenica.
Gioia Tauro – l'antica Metauros alla foce del Petrace
Affacciata sul golfo, Gioia Tauro sorge nei pressi dell'antica Metauros, insediamento greco fondato dai Calcidesi di Zancle e in seguito legato a Locri, situato presso la foce del fiume Petrace, il Metauros degli antichi. Le indagini archeologiche hanno riportato alla luce un'importante necropoli e numerosi reperti, oggi custoditi nell'antiquarium cittadino, che raccontano i traffici e la vita di questo scalo tirrenico della Magna Grecia. Accanto a quello che è oggi il più grande porto d'Italia, Gioia Tauro conserva così una memoria antichissima, dove il commercio marittimo di oggi si specchia in quello di venticinque secoli fa.
Oppido Mamertina – il Mamertion e la città cancellata dal terremoto
Tra le colline che salgono verso l'Aspromonte, Oppido Mamertina unisce archeologia italica e memoria di un cataclisma. Sull'altopiano della Mella sorgeva un importante centro fortificato dei Bruttii, il cosiddetto Mamertion, di cui restano tracce di mura e strutture. A poca distanza, i ruderi di Oppido Vecchia ricordano la città distrutta dal terremoto del 1783 e poi ricostruita più a valle. Sede vescovile, il paese custodisce nel Museo Diocesano preziosi reperti archeologici e sacri, ed è una porta d'accesso all'Aspromonte, ai suoi grandi monoliti e agli antichi luoghi di culto rupestre della montagna.